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CONNESSIONI

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parco campo dei fiori

La politica dei parchi, che ha portato ad istituire decine di migliaia di aree naturali protette in tutto il mondo, ha avuto ed ha tutt’oggi un ruolo cruciale nel tentativo di arginare il degrado della biodiversità. Tuttavia, da qualche decennio si è compreso che creare delle “oasi” protette disinteressandosi del contesto in cui sono inserite è del tutto insufficiente. Infatti, in diversi modi e con diversi tempi, qualsiasi specie di fauna o flora ha la necessità di muoversi, di spostarsi, di diffondersi o rifugiarsi in aree più ospitali.

Gli animali selvatici si spostano per esigenze vitali:

  • cercare cibo,
  • riprodursi,
  • seguire le differenze climatiche stagionali (migrazioni),
  • esplorare nuovi territori,
  • ecc.

Anche la flora si diffonde per cercare habitat più idonei. Queste esigenze sono oggi in qualche modo “accelerate” dai cambiamenti climatici in atto.

Risulta quindi evidente che le aree naturali protette svolgono un ruolo decisamente più efficace se connesse tra di loro, ovvero se nella pianificazione del territorio vengono mantenuti dei veri e propri “corridoi ecologici” per la diffusione delle specie selvatiche. Spesso questi corridoi sono fiumi e torrenti che mantengono una fascia di vegetazione lungo le sponde. Si è visto infatti che uccelli, mammiferi e altre specie seguono prevalentemente i corsi d’acqua nel percorrere le rotte migratorie o nel diffondersi. Boschi, foreste, crinali montani o aree agricole non intensive rappresentano altrettanti ambienti facilmente percorribili per gli spostamenti.

L’Unione Europea, con la Direttiva Uccelli del 1979, ma soprattutto con la Direttiva Habitat del 1992, ha istituito una sistema di aree naturali protetta chiamato Rete Natura 2000. Ad una prima fase di individuazione delle aree da proteggere (aree chiamate Siti di Importanza Comunitaria – SIC e Zone di Protezione Speciale - ZPS) segue oggi una fase dove si pone l’accento sulla connessione delle stesse. Infatti, laddove sino a ieri esisteva una certa permeabilità, oggi l’avanzare degli ambienti urbanizzati e delle infrastrutture rende sempre più drammatico il problema della frammentazione del territorio.

Auspichiamo quindi che il concetto di Rete Ecologica venga adottato con sempre maggiore decisione da tutti gli enti che hanno voce in capitolo nella pianificazione del territorio, dalla scala europea sino ad arrivare a quella locale. E’ necessario assolutamente evitare che corridoi ecologici attivi vengano interrotti, mentre bisogna intervenire con opere di deframmentazione laddove le interruzioni già esistenti ne stanno compromettendo la funzionalità ecologica.

 

   
testi e realizzazione web: Marco Tessaro